TACCUINI 03: Andrea Bosich, Taccuino per un Anno

Nei precedenti post, del 27 Aprile 2025 (con una rassegna di taccuini di diversi artisti) e quello del 2 Gennaio 2026 (dedicato al Laboratorio AltreCarte che i taccuini li realizzano), abbiamo espresso l'idea che disegnare in giro per la città o in un museo davanti ad un quadro o al cospetto di un paesaggio naturale o alla propria scrivania, è anche un modo per resistere all’annullamento della creatività e della riflessione che la velocità con cui oggi percepiamo il mondo comporta.
Gli appunti che l'architetto Andrea Bosich annota sui suoi taccuini, e che abbiamo presentato, tra l'altro, nel post del 27 Aprile 2025, sono schizzi stenografici, segni rapidi e insistiti che servono solo a fissare un'idea, un'intuizione, a verificare un'ipotesi…
Per un anno, dal 7 Giugno 2025 al 5 Giugno 2026, ha tenuto un taccuino con disegni molto più strutturati, con una soluzione formale e grafica ben definita, pur nel loro realizzarsi in divenire, infatti non sono mancati i ripensamenti e le correzioni.
Dei 40 disegni che il taccuino contiene, qui ne documentiamo soltanto alcuni.

Per onestà intellettuale ritengo di dover rivolgere una critica a questa concezione del taccuino.
Quando l’artista lavora sul taccuino sapendo che verrà presentato come “opera finita”, la libertà della "brutta copia" svanisce.

Il segno diventa performativo, ammiccante al pubblico, perdendo quella preziosa spontaneità tipica dello studio preparatorio.

Un taccuino è affascinante proprio perché è un "dietro le quinte"; forzarlo in “vestito elegante” spesso non ne aumenta il valore, ma ne smaschera solo l'insicurezza del contenuto.

Nel corso dell'anno trascorso a redigere il taccuino, tutti i disegni sono stati documentati nella propria pagina Instagram con l'hashtag “pagine di taccuino”.

Proprio sui Social, si rileva un proliferare di foto e reel che danno l'impressione che tutti non facciano altro che disegnare.

Il confine tra processo creativo e prodotto finito si è fatto sempre più sottile consentendo anche l'ambiguità subdola (che, sia chiaro, non riguarda Bosich) di “spacciare” i taccuini di schizzi come "libri d’artista", che è figlia di un’operazione di “marketing semantico” piuttosto che di una reale ricerca filologica.

Elevare forzatamente lo schizzo a "libro d'artista" ne produce l'inflazione del termine: Si svuota di significato la complessità del libro d'artista riducendolo a una semplice raccolta di appunti rilegati.

Il libro d'artista è un genere codificato — dove il supporto, la sequenzialità e la forma-libro sono parte integrante dell'intenzione concettuale — il taccuino resta (dovrebbe restare), nella maggior parte dei casi, un diario di bordo intimo e privato.