LA RITRASFORMAZIONE DI GREGOR SAMSA

La plaquette
La ritrasformazione di Gregor Samsa si presenta come un oggetto editoriale prezioso e insieme come un atto d’amore letterario, capace di intrecciare filologia, immaginazione e arte visiva in una forma sorprendentemente coerente
.
Al centro vi è il racconto di Karl Brand, pubblicato nel 1916 sul
Prager Tagblatt, che si configura come un omaggio esplicito e partecipe all’universo kafkiano, ma anche come un gesto audace: immaginare un diverso destino per Gregor Samsa, sottraendolo alla condanna senza appello concepita da Kafka.


Brand entra in dialogo con il testo originario, lasciando trasparire una profonda immedesimazione con il protagonista.
Andrea Bosich, copertina e incisione per Antiporta

La “Ritrasformazione” assume così un valore simbolico e quasi salvifico: laddove Kafka chiude con l’annientamento, Brand apre uno spiraglio di riscatto, forse riflettendo la propria condizione esistenziale.
Emanuele Convento

La breve vita dell’autore, segnata dalla tubercolosi e conclusasi a soli ventitré anni, aggiunge una dimensione ulteriore alla lettura: il racconto appare come un tentativo di ribellione al destino, una riscrittura che è anche desiderio di sopravvivenza.

Vincenzo Piazza, copertine e incisione.


Fondamentale, in questa operazione, è il lavoro di traduzione di Alberto Randisi, che restituisce con sensibilità il tono e le sfumature dell’originale tedesco. La prefazione svolge un ruolo chiave, illuminando la figura quasi sconosciuta di Brand (Karl Müller all’anagrafe) e contestualizzandone l’opera con rigore e partecipazione, senza mai appesantire l’esperienza di lettura.
Marco Poma, copertine e incisione.


A rendere la plaquette un oggetto d’arte contribuisce in modo decisivo l’apparato iconografico. Le incisioni di Andrea Bosich, Emanuele Convento, Vincenzo Piazza, Marco Poma, Agim Sako e Fabio Sgroj non illustrano semplicemente il testo, ma lo reinterpretano attraverso linguaggi grafici eterogenei: segni ora stilizzati (Bosich in Antiporta) ora inquieti (Convento e Sako), ora visionari (Piazza e Sgroj), ora essenziali (Poma), che amplificano le tensioni emotive del racconto e ne moltiplicano le possibili letture.
Agim Sako, copertine e incisione.


La scelta del formato Leporello, con le sue diciotto ante, si rivela particolarmente felice: invita a una fruizione lenta, quasi rituale, in cui testo e immagini si dispiegano progressivamente.
Fabio Sgroj, copertina e incisione.

La tiratura limitata a venti esemplari fuori commercio e gli interventi autografi degli artisti in copertina rendono ogni copia un pezzo unico, sottolineando il carattere artigianale e irripetibile del progetto del Laboratorio AltreCarte.


La ritrasformazione di Gregor  è molto più di una curiosità artistica e letteraria: è un ponte tra epoche, un dialogo tra voci e sensibilità diverse, e soprattutto una riflessione intensa sul potere della letteratura e dell'arte di riscrivere il destino, almeno sulla pagina.
È stato realizzato anche un PDF che documenta l’edizione e si può ricevere gratuitamente richiedendolo all’Editore: altrecarte@outlook.com