IN ALVEO


Ospitiamo un contributo di Alberto Randisi sull'arte incisoria di Giorgios Papaevangeliou con alcune annotazioni dello stesso artista che ringraziamo per la partecipazione e la disponibilità.

Mentre l’arte dell’incisione contemporanea è precipitata in una profonda crisi culturale e di mercato, segnata dalla scomparsa delle pubblicazioni di settore e delle gallerie specializzate, dalla marginalizzazione nel sistema dell’arte contemporanea e da una domanda collezionistica ormai inesistente, si osserva un fenomeno interessante: alcuni architetti sperimentano l’incisione calcografica come mezzo espressivo.
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Lontana dalla rappresentazione digitale del progetto ed estranea alla logica professionale finalizzata all'edificazione, l’incisione diventa uno strumento di indagine visiva capace di tradurre il pensiero architettonico in segni, trame e stratificazioni, 
offrendo agli architetti uno spazio di riflessione lenta e di ricerca formale, in cui il disegno, la materia e il tempo del processo assumono un valore autonomo, aprendo nuove possibilità di dialogo tra arte e architettura.
Va detto che, nella maggior parte dei casi, si tratta di esperienze “una tantum” che si esauriscono con la partecipazione ad iniziative collettive come quelle organizzate, negli ultimi anni, da OfArch di Spoleto.
Qualcuno però prosegue autonomamente approfondendo l'esperienza e qui ci piace segnalare la ricerca dell'architetto Giorgios Papaevangeliou.

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Per introdurre la serie "In Alveo" riportiamo quanto Giorgios Papaevangeliou ci ha comunicato in preparazione di questo post
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«...In Alveo è un progetto concepito come atto di conoscenza poetica di uno spazio urbano precisamente delimitato, la porzione urbana del Tevere racchiusa dal Grande Raccordo Anulare. Una flânerie lineare, lontana dalle strade e dalla vita cittadina, che si immerge in una fessura alla ricerca di un paesaggio. Il fiume è facile metafora del tempo e della memoria, e il profondo scavo, in parte inglobato dalla fascia di travertino degli argini ottocenteschi, crea un vasto interno minerale, con la volta del cielo a fare da tetto, separato dalla città. Un luogo che sfuma il tempo, privo di elementi contemporanei, uno spazio senza creatori e autori, immerso in un unico tempo sospeso che racchiude tutte le epoche, passate e future...»
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«...Si sviluppa da una visione di traduzione grafica del fiume Tevere in parallelo alle fotografie dell'amico architetto Matteo Benedetti.»
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«Le incisioni sono attualmente una serie di 30: dal n. 1 al 26 su lastre di rame e
da 27 a 30 su zinco.
La tecnica usata è acquaforte e puntasecca per le lastre di rame mentre puntasecca per quelle di zinco. 
Le dimensioni delle lastre sono cm 12x12.
Le lastre di rame sono state stampate dallo stampatore Pino Lorusso nel suo laboratorio, con eccezione delle nn. 4, 5, 27, 28, 29 e 30 stampate da me.»

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«Il lavoro di incisione lo considero aperto a  sviluppi nel futuro sia come numero di lastre da incidere che come esiti formali.
Esso se da una parte mantiene il dialogo con il parallelo lavoro fotografico, tiene in considerazione gli esiti grafici della rappresentazione del Tevere dalle incisioni da Piranesi a Vasi, fino a stabilire un confronto con i frammenti della Forma Urbis Severiana.»
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Le incisioni presentano tutte una composizione essenziale ma fortemente evocativa.
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Spazi neri si accostano a campiture di linee parallele, ondulate e pulsanti,
che suggeriscono un flusso continuo che richiama appunto l’idea dell’acqua e del suo movimento all’interno di un alveo.
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Spesso sono lastre sagomate che, come dichiarato dall'autore in un messaggio, esprimono
«…una volontà di conferire già alla lastra una forma plastica/scultorea/modellistica (però sempre bidimensionale) che si può riferire a un territorio così come a un frammento di architettura.»
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Il sottile spazio di giuntura tra le lastre interrompe la continuità delle superfici, creando una tensione visiva che rimanda a dinamiche naturali di erosione, deviazione o trasformazione del paesaggio.
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La struttura delle incisioni riflette una sensibilità chiaramente architettonica: i volumi sono netti, quasi modulari, ma attraversati da una trama organica che introduce vitalità e ritmo. Il contrasto tra le zone scure e le superfici segnate dalle linee accentua la percezione di profondità e di scorrimento, come se la materia stessa fosse attraversata da una forza invisibile.
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Evocano un paesaggio vibrante, quasi una trama organica che respira sotto la superficie.
La ripetizione delle linee introduce una sensazione di movimento silenzioso: un fluire che richiama tanto il ritmo dell’acqua quanto quello del tempo.
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“In Alveo” presuppone un atteggiamento contemplativo sia nella realizzazione che nella fruizione. Rappresenta una meditazione grafica sul rapporto tra struttura e flusso, tra ordine e naturale mutamento. L’architettura si trasforma in paesaggio interiore e la materia incisa diventa spazio mentale in cui il segno è metafora dello spazio e del tempo.
1, lastra e stampa







Giorgios Papaevangeliou
si laurea in Architettura nel 2007 presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con Franco Purini.
Nel 2011 apprende le tecniche dell’incisione frequentando il laboratorio “Primo segnare” organizzato dall’Accademia Nazionale di San Luca e curato da Guido Strazza. 
Nel 2014 consegue il titolo di Dottore di Ricerca in Composizione Architettonica e Urbana.
Nel 2019 presso l’Urban Center di Spoleto inaugura la sua prima mostra personale “Segni Esitanti” curata da Fabio Fabiani e Mario Pisani.
Dal 2021 partecipa al progetto di recupero dell’artigianato sardo “Mustras” per il quale disegna tappeti, arazzi e altri oggetti di design realizzati con tecniche tradizionali.
Nel 2022 Una selezione di suoi disegni autografi è stata acquisita dall’Archivio di Architettura della Biblioteca della Scuola Politecnica dell’Università degli Studi di Genova. 
Oltre alla costante partecipazione a mostre collettive, ulteriori mostre personali, ”Segno e Trama” e “Iconostasi”, sono state allestite nel corso del 2023. 
Iconostasi