BIANCO SU BIANCO

 

Andrea Bosich, "Architettura Incisa 09", Edizioni dell'Angelo.
Le copertine dei libri così come oggi siamo abituati a pensarle - illustrate con autore, titolo ed editore - sono una soluzione relativamente recente dell'industria editoriale: quando i libri incominciarono a essere stampati in migliaia di copie, si sviluppò l'esigenza di differenziarli e di attirare lo sguardo del pubblico.
Vincenzo Piazza, "Diamantino 6", Ed. Il Girasole.
Le copertine dei libri delle antiche biblioteche nobiliari erano rivestite di pelle di maiale o capra o del morbido  vitellino, ma mai così morbida come quella del volume “Dei destini dell’anima”, del poeta francese Arsène Houssaye, conservato presso la biblioteca di Houghton dell’Università di Harvard rivestito di pelle umana: "bibliopegia antropodermica" è la denominazione tecnica.
Erico Kito, BK Edizioni.
L'antica tradizione della rilegatoria artigianale, se non si è  degradata nel rilegare solo tesi di laurea, sopravvive oggi come forma d'arte autonoma ed esclusiva.
Collana "I Marenghi", Ed. Officina del Giorno Dopo.
Qui non si vuole ripercorrere la storia del libro, così, d'un balzo, arriviamo al gusto minimalista per le copertine bianche che è divenuto identificativo di alcune importanti case editrici, ma qui sono i micro editori ad interessarci pertanto ecco una serie di alcune soluzioni adottate.
Vincenzo Piazza, "Countdown 6", Edizioni dell'Angelo.
Non sono propriamente delle copertine "mute", spesso con rilievi minimi ottenuti dalla goffratura della morbida carta ed essendo pensate per "solleticare" il tatto, non sono per nulla  "fotogeniche".
Simona Lombardi, BK Edizioni.
Sarebbero coerenti con il principio del "tono su tono" anche le copertine tutte nere che avrei potuto inserire, ma ho preferito riservarle  per un eventuale post futuro.