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HAIKU PER L'ANGELO

  «Lo haiku riproduce il gesto indicatore del bambino piccolo che mostra col dito qualsiasi cosa (lo haiku non fa questione di distinzione di soggetto) dicendo soltanto: «quello!» con un movimento così immediato (cioè così privo di ogni mediazione: quella del sapere, del nome o anche del possesso), che ciò che viene indicato rappresenta l’inutilità stessa di ogni classificazione dell’oggetto: nulla di speciale, afferma lo haiku conformemente allo spirito zen. Come un ricciolo grazioso, lo haiku s’arrotola su se stesso; la scia del segno che sembra sia stata tracciata, si cancella: nulla è stato acquisito, la pietra della parola è stata gettata inutilmente: non ci sono né onde né colate di senso.» Apriamo con una citazione di Roland Barthes da "L’impero dei segni", Einaudi, 2002, per tornare a scrivete di Haiku, dedicando questo post ad una singola plaquette che presenta una cura nella grafica e nell'allestimento che sovrasta il piccolo formato in 16°, per dirla bene, di c...

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